Mou incorona Ibra. E saluta Adriano: "Gli serve un tutor"
Il tecnico dell'Inter a ruota libera. Solo elogi per il genio svedese, poi l'addio al brasiliano: "Non mi opporrei ad una sua cessione".
Che Mourinho avesse un debole per Ibrahimovic lo si era capito dalle presenze in campo del genio svedese. Diciassette su altrettante gare giocate dall'Inter in campionato. Adesso pero' il tecnico portoghese va addirittura oltre, incoronando l'attaccante nerazzurro: "Ibrahimovic e' meglio di Cristiano Ronaldo e deve vincere il Pallone d'Oro - ha tuonato l'allenatore di Madeira -. Quando penso a come deve essere un giocatore, mi vengono in mente Kaka', Ibrahimovic e Messi, che e' un fenomeno e tra due o tre anni vincera' il Pallone d'oro. Ma per me Ibra e' il migliore: quando gli ho fatto giocare tante partite di fila, per il mondo calcistico italiano ero quello che distruggeva il bambino... Invece io voglio costruire una squadra fortissima mentalmente e lui e' nelle condizioni perfette per vincere il Pallone d'oro. Deve vincerlo, per forza".
Dalle stelle alle stalle. Se per Ibra sono solo elogi, Mourinho non fa altro che bacchettare Adriano. Il rapporto tra i due sembrerebbe definitivamente compromesso: "Non so se riuscira' a liberarsi dell'etichetta che si e' appiccicato addosso, di certo e' difficile. Quindi un cambio di habitat potrebbe essere positivo per lui - ha smmesso il tecnico dell'Inter -. Un giocatore, per essere un ottimo professionista, non deve aver bisogno che il suo allenatore lo controlli. Adriano invece ha bisogno di un tutor, qualcuno che gli stia vicino, che sia un amico, un compagno di squadra o un parente. Il presidente Moratti vuole che rimanga e anche io, ma se chiedesse di andare via non mi opporrei: ha ancora dieci anni di calcio davanti".
Atalanta bella e dannata: passa la Juve con cinismo e grinta
A Bergamo i bianconeri si impongono 3-1 restando nella scia dell'Inter. Di Del Piero, Legrottaglie e Amauri i gol. Contestato Farina. La Juve si regala un sogno di Natale: quello di restare nella scia dello stellone interista che continua a segnare il ritmo del campionato, per sferrare l'assalto nel momento propizio. Il carattere non manca di certo, come dimostra la partita dell'Azzurri d'Italia: una squadra quadrata e cinica come nei suoi giorni migliori, passata 3-1 su un'ottima Atalanta.
E dire che la squadra di Del Neri aveva iniziato schiumando rabbia, stringendo alle corde i bianconeri salvati in piu' di un'occasione da un ottimo Manninger. Ma come accade spesso alle grandissime, nel momento di maggior sofferenza e' arrivato il tocco vincente di Del Piero, questa volta nelle vesti del rapace d'area di rigore, che appoggia in rete su cross di Marchionni partito defilato in posizione piu' che dubbia. Non e' bastata neanche la doccia fredda del rapido raddoppio di testa di Legrottaglie a smorzare l'ardore di un'indomita Atalanta: a inizio ripresa il tecnico di Aquileia ha buttato Vieri nella mischia e Bobone ha riaperto l'incontro con uno stacco di testa degno dei tempi belli. La partita si e' cosi' infiammata, con la Juve brava a tenere botta contro un'Atalanta che si e' buttata in avanti all'arma bianca. Poi Amauri si e' arrampicato in cielo incornando sotto la traversa uno spiovente dalla destra di Marchionni e la partita e' finita in ghiacciaia. Alla fine applausi e fischi: i primi per il carattere della Juve e il bel gioco dell'Atalanta; i secondi, sonori, per la svista di Farina e dell'assistente di destra sul fuorigioco marchiano che ha aperto le danze di Bergamo. E che ci riporta alle solite, di ieri al Franchi, di sempre in Italia: nel dubbio le potenti ridono, le piccole pagano dazio.
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